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Curiosità
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29 aprile 2020
Per l'orecchio destro
Quando ero bambina, non so dire precisamente, tra gli otto ed i dieci anni, mi capitavano dei "piccoli miracoli" o  piccolemagie, così come capitavano nei cartoni che amavo tanto guardare. Sono certa dei miei ricordi e della mia memoria, anche perché gli episodi a cui mi riferisco non sono tanti. Ero abbastanza consapevole del fatto che fossero strani e se uno dei due potrebbe essere spiegato oggi, ma non lo fu allora, be', per l'altro non ho ancora una spiegazione. Se poi volessimo rompere la magia potremmo sempre appioppare loro qualche ragione, che a voler cercare si trova sempre, ma non è questo il momento. Anche perché io alla magia, oggi, non credo più. 
Seduta sul letto a divanetto nella cameretta che, condividevo ancora con mia sorella, pensavo alla scuola. Sono sempre stata abbastanza riflessiva. Ricordo che ho desiderato qualcosa di prezioso. Cosí. Quando provavo a mettere un braccialetto, a parte perderlo dopo tre secondi per via del mio polso sottilissimo, mia madre mi chiedeva Ti parasti? Non era un complimento, ha qualcosa a che vedere con l'addobbo eccessivo. Coi paramenti. Volevo una cosa preziosa. E segreta. Una bacchetta magica con un cuore di rubino rotante al centro, come quella di Creamy, questo non me lo ricordo più. Sul bordo del mio letto,fantasticavo, da ferma. Il tappeto è grigio, ha le maglie lunghe, di lana spessa, pesante, odora di stufa elettrica, di lettera a Babbo Natale, di geloni ai piedi. Vedo un brillío, in mezzo a quelle pecore grigie, quanto brilla! Ho subito creduto di aver visto male, mi getto a palme aperte e inizio a dragare quelle acque. Dove sei? Cosa sei? Ho visto male. Dove sei? Tra polvere e acari raccolgo un orecchino.
È minuscolo, a clip, è perfetto perché io non ho ancora fatto i buchi ad un orecchio! Una pietruzza blu, circondata da piccolissimi strass, che brillano come matti. Di chi sei?
 Corro da mia madre, che lo guarda e mi chiede di chi sia. Io volevo solo chiederle di poterlo tenere. Lo guarda mia sorella, mi fa la stessa domanda. 
È mio! Non me lo dato nessuno, non ce l' ho l'altro, è mio, non te lo do, è mio!
Poi la memoria mi abbandona. Temo di averlo portato a scuola e poi, così come era arrivato, se ne andò.
Perfetto, scompagnato, unico. Ovunque tu sia, continua ancora a brillare solo per me. Se vuoi.



permalink | inviato da gogobub il 29/4/2020 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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