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La quadratura del cerchio
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post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2012


Scrivi un post, Ale, scrivilo bene. Poi prendi un foglio d'album e dipingi. Verrà un disegno bellissimo. Dipiangi. Fallo senza badare a cosa stai facendo, butta tutto fuori e avrai un disegno bellissimo. Perchè hai bisogno di soffrire per creare. Da quanto non scrivi una poesia che ti spacchi il cuore in due? Sei nella favorevole condizione di creare meraviglie, di tirar fuori bellezze da un pozzo asciutto. Aggràppati all'arte, ai colori, ai verbi giusti. Crea, e quando ti diranno che sei brava, che sei evocativa, ringrazia questo dolore che ora ti piega a terra. Scrivi una favola, scrivi di quello che non puoi fare, fanne personaggi, vicende, luoghi, animali parlanti, sii imperatrice del tuo mondo! Ti fanno notare che sei una persona introversa, persa dietro ai cazzi suoi, inavvicinabile nei pensieri e soprattutto nei sentimenti. Ma hai parlato, hai scritto e hai detto.
 
Sei brava, sei una corazza, sei bellissima! Passerà anche questo e ti resterà una galleria di colorati orrori da appendere alle pareti e frasi da ricordare e favole da raccontare ai figli degli amici, che ti guarderanno con tanto di occhi spalancati in perfetto silenzio. Perchè dai il meglio di te solo quando soffri, quando ti si spreme e ti si costringe a parlare, a scrivere, a dire! Ricompra tutti i colori, rovescia quello che rimane da rovesciare sulla tua scrivania ed impasta, impasta il blu, il nero col rosso a queste lacrime inutili, alla cenere delle innumerevoli sigarette che ormai sono il tuo unico pasto e crea, crea! E sarà come sempre, sarà solo il ripetersi perpetuo dell'attimo iniziale, della prima volta, ma tu demoliscilo, fallo a pezzi e impastalo con l'acqua e i colori Hai bisogno di sporcarti fino ai gomiti, di ritrovarti le unghie blu, di ottenere un verde che non volevi e nonostante questo farne armonia, farne un carnevale visivo, farne un astratto che nessuno capirà mai, nemmeno se ti metti lì a dire che non c'è niente da capire. Non c'è da capire, c'è da guardare, da prendere e portarlo a casa, solo da donare, regalare, dire l'ho fatto pensando a te e non significa niente, solo che oggi ti pensavo, come ti pensavo ieri, ma non ti preoccupare perché potrai farne coriandoli, di lui, di me, di questo post e di quelli precedenti. Crea per fornire cartastraccia per domani e per improvvisare carta per lettere che leggerai solo tu, per scrivere degli errori degli altri che devi pagare o appuntare l'orario del treno che non prenderai. Ti rimarrà una montagna di materiale da mettere in una capsula temporale da lanciare nello spazio, che vagherà tra le stelle che hai contato e quelle che si nascondono, per finire ingoiata da un buco nero dai colori accecanti, dove qualcuno l'aprirà, la leggerà e ti risponderà che è ora di tornare a casa.


I



permalink | inviato da gogobub il 27/1/2012 alle 17:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Conta i brillanti
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2012


Quando mi hai telefonato, per dirmi che saresti arrivato in dieci minuti, mi sono fermata. Avevo appena comprato l'ennesimo rossetto, rosso Moulin Rouge, un professionale Dior, quello delle ballerine del Moulin Rouge. Ho un'anima parisienne. 
Quando mi hai telefonato mi sono fermata. Mi son fermata a pensare qualcosa da fare, che mi impegnasse. Non si possono pensare due cose contemporaneamente, dicono. Ho camminato fino alle vetrine della gioielleria Damiani. Quattro vetrine, circa. Diamanti, diamanti ovunque. Nessun cartellino prezzo esposto. 
"Conta i brillanti. Conta i brillanti di questo collier. Contali. Conta i brillanti su questa veretta.". Prossima vetrina. " Conta i brillanti. Conta questo cazzo di brillanti.". Li conto. Alcuni sono molto grossi, altri non li vedo nemmeno. Passiamo agli orologi. Conta questi diamanti. Incàntati davanti a questa vetrina, e conta questi diamanti!" Sono due, tre, quattro minuti e sarai qui". I diamanti, cazzo.
Belli, belli i diamanti. Un anello con smeraldo mi ha distratto da te. Un minuto, non di più.
Poi sono andata a sedermi. E lì ti ho aspettato.

La mattina ero uscita presto, prima di quanto credessi. Non mi guardavo allo specchio da ore. Non sapevo che faccia avessi, se fosse sbavato il trucco o altro. In profumeria ho comprato il rossetto e l'ho messo per strada, senza guardarmi. Conosco le mie labbra. 
Mi son vista nello specchio del bagno del bar. Lì ho visto quello che vedevi tu. 
Occhi traditori. Lo sapevo. Erano azzurri. Erano azzurri e tu li vedevi azzurri. L'azzurro di quando sono felice. Troppo tardi per farci qualcosa.
Ieri, ieri volevo toccarti, avevo bisogno di toccarti. Bisogno di bere il tuo caffè. Perchè il tuo profumo addosso non mi basta più. Bisogno di toccarti, accarezzarti i capelli, la barba, dormire con i tuoi vestiti. Volevo chiedertelo. Portami qualcosa di tuo, qualcosa che hai tenuto addosso, me lo porti?
Ieri mi hai detto tante cose, le ho ascoltare tutte.
Non riesco più a scrivere. Non riesco più. 
Una volta una persona mi ha definita "una mente che non dorme mai". Ma in metro no. Lì, lì sono andata in corto circuito. Lì, l'avrei detto lì. L'avrei fatto lì. 

E se ora leggi e domani parleremo ancora, e se ieri avevo gli occhi azzurri e volevo bere il tuo caffè, e se ti rivedrò e lascerò a casa gli specchi, gli occhiali da sole e la mente a dormire e tu mi porterai qualcosa di tuo, ancora, ancora non voglio che te.




permalink | inviato da gogobub il 26/1/2012 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Sera
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2012


Triste.



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In fumo
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2012


L'anno inizia con un inaspettato cambiamento. Ho cambiato sigarette. 
Quando penso ai miei vent'anni mi dico " Quando fumavo Marlboro rosse", quando ricordo il periodo tra i venti e i venticinque "all'epoca fumavo Marlboro Light". Al mare con la mia compagna di banco, al liceo, fumavo Merit Azzurre (terrificanti). Gli ultimi anni di università, fino alla scorsa settimana, sono stati quelli delle Philip Morris. A Londra sono tornata a fumare Marlboro Light. O quando stavo con F. e fumavo le sue Winston Blu.

E adesso ho cambiato. 
Vediamo quanto durano.
Vediamo a cosa le collegherò.
Vediamo.








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Si ripropone
post pubblicato in Diario, il 2 gennaio 2012


"Non amo la poesia comune
e odio la strada aperta a chiunque..."




Quante volte l'avrò già postato?


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permalink | inviato da gogobub il 2/1/2012 alle 23:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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