Conta i brillanti
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Diario, il 26 gennaio 2012
Quando mi hai telefonato, per dirmi che saresti arrivato in dieci minuti, mi sono fermata. Avevo appena comprato l'ennesimo rossetto, rosso Moulin Rouge, un professionale Dior, quello delle ballerine del Moulin Rouge. Ho un'anima parisienne.
Quando mi hai telefonato mi sono fermata. Mi son fermata a pensare qualcosa da fare, che mi impegnasse. Non si possono pensare due cose contemporaneamente, dicono. Ho camminato fino alle vetrine della gioielleria Damiani. Quattro vetrine, circa. Diamanti, diamanti ovunque. Nessun cartellino prezzo esposto.
"Conta i brillanti. Conta i brillanti di questo collier. Contali. Conta i brillanti su questa veretta.". Prossima vetrina. " Conta i brillanti. Conta questo cazzo di brillanti.". Li conto. Alcuni sono molto grossi, altri non li vedo nemmeno. Passiamo agli orologi. Conta questi diamanti. Incàntati davanti a questa vetrina, e conta questi diamanti!" Sono due, tre, quattro minuti e sarai qui". I diamanti, cazzo.
Belli, belli i diamanti. Un anello con smeraldo mi ha distratto da te. Un minuto, non di più.
Poi sono andata a sedermi. E lì ti ho aspettato.
La mattina ero uscita presto, prima di quanto credessi. Non mi guardavo allo specchio da ore. Non sapevo che faccia avessi, se fosse sbavato il trucco o altro. In profumeria ho comprato il rossetto e l'ho messo per strada, senza guardarmi. Conosco le mie labbra.
Mi son vista nello specchio del bagno del bar. Lì ho visto quello che vedevi tu.
Occhi traditori. Lo sapevo. Erano azzurri. Erano azzurri e tu li vedevi azzurri. L'azzurro di quando sono felice. Troppo tardi per farci qualcosa.
Ieri, ieri volevo toccarti, avevo bisogno di toccarti. Bisogno di bere il tuo caffè. Perchè il tuo profumo addosso non mi basta più. Bisogno di toccarti, accarezzarti i capelli, la barba, dormire con i tuoi vestiti. Volevo chiedertelo. Portami qualcosa di tuo, qualcosa che hai tenuto addosso, me lo porti?
Ieri mi hai detto tante cose, le ho ascoltare tutte.
Non riesco più a scrivere. Non riesco più.
Una volta una persona mi ha definita "una mente che non dorme mai". Ma in metro no. Lì, lì sono andata in corto circuito. Lì, l'avrei detto lì. L'avrei fatto lì.
E se ora leggi e domani parleremo ancora, e se ieri avevo gli occhi azzurri e volevo bere il tuo caffè, e se ti rivedrò e lascerò a casa gli specchi, gli occhiali da sole e la mente a dormire e tu mi porterai qualcosa di tuo, ancora, ancora non voglio che te.